La Fabbrica di San Pietro


INTERVISTA AL CARDINALE ANGELO COMASTRI

di Francesco d’Alfonso

 

Veduta della cupola michelangiolesca che s’inarca possente e maestosa sulla tomba di Pietro (© Fabbrica di San Pietro in Vaticano)

Da oltre cinque secoli, la Fabbrica di San Pietro provvede alla conservazione e alla cura del più grande tempio della cristianità, la Basilica Vaticana, sorta sulla sepoltura del principe degli Apostoli, che nel 1982 l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità, insieme a tutto lo Stato della Città del Vaticano. Ne abbiamo parlato con il cardinale Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica, Arciprete della Basilica di San Pietro, Vicario generale del Santo Padre per lo Stato Città del Vaticano.

Eminenza, le più lontane origini della Fabbrica di San Pietro risalgono all’inizio del Cinquecento. Perché i Pontefici ritennero necessaria la costituzione di un organismo preposto alla Basilica vaticana?

La Fabbrica di San Pietro nacque per iniziativa del papa Giulio II (Della Rovere, 1503-1513) con il non facile compito di amministrare e coordinare i lavori necessari alla costruzione del nuovo tempio vaticano e, successivamente, per occuparsi della sua decorazione e delle opere di ordinaria e straordinaria manutenzione.  La data di nascita della “Fabbrica” (termine usato nel Rinascimento per indicare sia l’istituzione papale, che l’erigendo edificio) è formalmente fissata al 18 aprile dell’anno 1506, quando Giulio II pose la prima pietra per la riedificazione del nuovo tempio, destinato a prendere il posto dell’antica e venerata basilica, costruita nel IV secolo dall’imperatore Costantino sull’umile sepoltura del Principe degli Apostoli. Centovent’anni dopo, il 18 novembre 1626, papa Urbano VIII (Barberini, 1623-1644) consacrava con solenne cerimonia la nuova basilica, anche se ancora mancavano gran parte delle decorazioni interne e la scenografica piazza San Pietro.

La complessa vicenda costruttiva di San Pietro si è potuta felicemente e mirabilmente concludere grazie al lungimirante pensiero dei papi del Rinascimento che crearono una istituzione particolarmente agile e versatile. Un’amministrazione autonoma, che, pur mutando nel tempo la sua organizzazione interna, seppe soddisfare nel migliore dei modi le esigenze di uno dei più grandi cantieri di tutti i tempi. La Fabbrica di San Pietro venne dunque istituita nel Cinquecento per gestire l’amministrazione finanziaria e tecnica del nuovo cantiere petriano, che, nel corso dei secoli, arrivò a configurarsi come un autentico laboratorio sperimentale di tecnologia edilizia, un modello di gestione tecnica ed economica, una qualificata scuola di formazione per maestranze specializzate e, infine, uno straordinario veicolo di diffusione di sapere tecnico.

 

Quale è oggi la configurazione giuridica della Fabbrica di San Pietro? E come è organizzata?

Nel 1988, con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus, il papa San Giovanni Paolo II delineava le competenze e le prerogative tuttora vigenti della Fabbrica di San Pietro in Vaticano con le seguenti parole: «La Fabbrica di San Pietro, secondo le proprie leggi, continuerà ad occuparsi di tutto quanto riguarda la basilica del Principe degli Apostoli, sia per la conservazione e il decoro dell’edificio, sia per la disciplina interna dei custodi e dei pellegrini che vi entrano per visitarla».

Alla Fabbrica di San Pietro è preposto, secondo lo Statuto, l’Arciprete della Basilica Papale Vaticana in qualità di Presidente, coadiuvato da un Delegato. L’uno e l’altro rivestono le stesse rispettive cariche nel Comitato di Amministrazione. Il cardinale Arciprete della basilica vaticana è anche Vicario Generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano. La Fabbrica di San Pietro è organizzata in diversi dipartimenti e dispone di un organico complessivo di circa 120 persone, tra i quali 80 “Sanpietrini”, operai e maestranze specializzate che provvedono quotidianamente alla cura e a diversi lavori nella basilica. La Fabbrica di San Pietro si trova al pianterreno del Palazzo della Canonica, annesso alla Sagrestia Vaticana e il suo stemma è costituito da una tiara con due chiavi pendenti rivolte verso l’esterno, tenute insieme da nastri.

 

Il cantiere della basilica di San Pietro, oggi, è – possiamo dire – chiuso. In che modo, allora, la Fabbrica svolge attualmente la sua attività?

Se il cantiere per la costruzione della basilica può dirsi concluso, i lavori all’interno della basilica sono moltissimi, continui e di ogni tipo. Non a caso nel linguaggio di ogni giorno, per indicare un lavoro che sembra non avere mai termine si usa, soprattutto a Roma, l’espressione “Fabbrica di San Pietro”. Il confronto è certamente appropriato perché nella basilica vaticana “i lavori non finiscono mai” a causa della vita stessa della basilica, delle dimensioni dell’edificio e delle diverse opere d’arte e fede in esso presenti. La cura della basilica è continua e impegnativa, basti pensare alla quotidiana pulizia dei pavimenti marmorei che coprono una superficie di oltre 20.000 mq (2 ettari!). I lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione vengono generalmente effettuati dai “Sanpietrini”, tra i quali si annoverano falegnami, muratori, fabbri, stuccatori, verniciatori, idraulici, elettricisti, marmisti, decoratori e pontaroli. Eredi di una secolare tradizione, il loro silenzioso, esperto e anonimo lavoro, consente ancora oggi la realizzazione di importanti e difficili interventi, eseguiti talvolta secondo le sperimentate tecniche dei secoli passati. Per i sofisticati sistemi di controllo e verifica ambientale, statica e microclimatica, come anche per i restauri, ci si avvale invece di diverse figure professionali, chiamate, di volta in volta, a collaborare con la Fabbrica di San Pietro.

011 Veduta della Basilica di San Pietro. Da C. Fontana, Il Tempio Vaticano e la sua origine, Roma 1694 (© Fabbrica di San Pietro in Vaticano)

Perdoni la domanda personale: come ci si sente ad essere “custode” di quella che non può essere chiamata semplicemente chiesa, ma piuttosto centro della cristianità?

Personalmente avverto una grande responsabilità nei confronti dei pellegrini che, provenendo da ogni angolo della Terra, entrano nella Basilica di San Pietro. Varcando la soglia della prima Chiesa della cristianità, i pellegrini attendono di vedere il volto stesso della Chiesa e sperano quasi di sentire il battito del cuore della Chiesa Cattolica, ben espressa dalle possenti braccia del colonnato del Bernini che si aprono sul mondo intero. Pertanto, noi che viviamo in questo luogo dobbiamo essere il volto bello della Chiesa, che ha ricevuto da Gesù, come segno di riconoscimento, il Comandamento dell’Amore. Per questo motivo, cerco di curare un’accoglienza cordiale, un annuncio meditato della Parola di Dio, un comportamento devoto così come merita il luogo bagnato dal sangue del primo Papa e di tanti martiri della prima generazione cristiana di Roma. È un compito impegnativo, ma bello: anzi, entusiasmante! Quando Giovanni Paolo II, oggi santo, mi chiamò a svolgere questo ruolo, mi disse: «È suo compito lasciar parlare le pietre che formano la Basilica di San Pietro. Esse gridano che qui c’è soltanto una “pietra”: è l’umile pescatore Simone, che Gesù ha trasformato e trasforma in “roccia” su cui costruire continuamente l’unità della Chiesa». Ho raccolto l’impegno con trepidazione e cerco di viverlo con fervore e dedizione.

 

(Articolo di Francesco d’Alfonso pubblicato su ITALIA Informa – Anno II, n. 2, marzo-aprile 2018)

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