Categoria: Arti


a oltre cinque secoli, la Fabbrica di San Pietro provvede alla conservazione e alla cura del più grande tempio della cristianità, la Basilica Vaticana, sorta sulla sepoltura del principe degli Apostoli, che nel 1982 l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità, insieme a tutto lo Stato della Città del Vaticano. Ne abbiamo parlato con il cardinale Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica, Arciprete della Basilica di San Pietro, Vicario generale del Santo Padre per lo Stato Città del Vaticano.


di Alessandro Zaccuri

Ventiquattro è il numero del cinema o, almeno, lo è stato per lungo tempo. Corrisponde alla quantità di fotogrammi che si susseguono in un secondo, stabilendo un’unità di misura che le tecniche di ripresa digitale hanno fatalmente messo in discussione. Dagli analogici 24fps (è l’acronimo di “fotogrammi per secondo”, appunto) si è passati presto ai 30fps e, oggi come oggi, lo standard dei 60fps inizia a essere considerato più che raccomandabile. A proposito: in francese – che del cinema resta pur sempre la lingua madre – “digitale” si dice numérique, e con questo torniamo al punto. Al fatto, cioè, che il rapporto fra cinema e matematica si pone anzitutto in termini di tecnologie e di linguaggi, estendendosi poi all’ambito dei contenuti narrativi. Volendo giocare ancora un po’ con le parole, si potrebbe insistere sulla parentela strettissima che corre fra “contare” e “raccontare”, in una dimensione che vale per tutte le arti (la metrica in poesia, le battute in musica eccetera) e che assume nel cinema un significato ancora più impegnativo. Leggi tutto


Dal titanico progetto per il monumento funebre di Giulio II traspare tutta la tragica esperienza del Buonarroti, l'artista esule, in perenne conflitto con sé stesso, macerato da un sentimento di profonda diffidenza nei confronti del genere umano, della famiglia e dei suoi stessi collaboratori.


Ermanno Olmi non era un cristiano incontentabile: era incontentabile perché era un cristiano. Amava la realtà in modo appassionato, indagandone e ammirandone ogni dettaglio, dalle meraviglie segrete del creato fino alle imprese, spesso altrettanto nascoste, attraverso le quali l’uomo mette alla prova la propria grandezza. Da questo punto di vista, il suo film più compiutamente cristiano è forse Il mestiere delle armi, del 2001, e non soltanto per il nome dell’attore protagonista, il bulgaro Hristo Jivkov, che dà corpo e volto all’agonia di Giovanni delle Bande Nere, nobiluomo e capitano di ventura, sospeso come tutti noi fra il desiderio di assoluto e la pena di scoprirsi mortale.


Dai Buddenbrook al Gattopardo: quando la famiglia è l’anima del racconto

Un grande prato all’inglese, di un verde compatto, smaltato, nella luce del pomeriggio d’agosto. Tante sedie di paglia intrecciata, due tavolini, torte, tazzine, teiere scintillanti. E poi tovagliolini ricamati, cucchiaini e forchettine appoggiate sui piatti di porcellana decorata. E in alto, un piccolo aereo di turismo, pilotato dal figlio minore, che volteggia e si abbassa, in segno di festoso saluto. Leggi tutto


L’immenso arco sinfonico della meditatio mortis disegnato da Mahler contiene anche la puntigliosa sperimentazione di tutte le possibili forme di risposta del rapporto fra religione e arte che sono state consegnate dalla tradizione romantica. Ma la denuncia del punto di non ritorno procede in modo lineare e sempre più radicale. Il messaggio è, infine, di trasparente chiarezza: la “grande musica” del “soggetto romantico” ormai sopravvive a se stessa. Non può semplicemente regredire, come se nulla fosse successo fra arte e religione.


Caravaggio, Conversione di San Paolo

Gli Atti degli Apostoli non dicono che Saulo di Tarso quando si mise in marcia per perseguitare i cristiani, rimanendo folgorato dalla Grazia sulla via di Damasco, era a cavallo. Probabilmente si era messo in cammino a piedi, accompagnato dai suoi accoliti. Ma un santo del livello di san Paolo, a piedi non piaceva agli iconografi e agli artisti. L’Apostolo delle Genti aveva da essere a cavallo come si conviene a un proto-apostolo, a un principe della Dottrina. Quanto alla conversione bisognava immaginarla tumultuosa, drammatica, meglio se con il cavallo spaventato e imbizzarrito, meglio se con luci balenanti, prodigi nel cielo e agitazione di personaggi tutto intorno. Caravaggio, quando fu incaricato da monsignor Tiberio Cerasi di mettere in figura la Conversione di san Paolo per la sua cappella in Santa Maria del Popolo a Roma, non rinunciò alla convenzione iconografica. San Paolo, il persecutore dei cristiani che Cristo aveva fermato sulla via di Damasco, compie il suo ufficio a cavallo, come da sempre era stato rappresentato. Questo del resto voleva il committente che aveva ordinato a Caravaggio anche l’altra tela che gli sta di fronte con la Crocifissione di san Pietro. Leggi tutto